Vie che lasciano ricordi

Erano gli ultimi giorni dell’anno, 28 dicembre, quando io e Michele stavamo programmando le gite tra i ponti delle feste natalizie, in genere un paio di settimane. Avevo in mente diverse alpinistiche tra cui qualche salita un po’ più impegnativa per concludere l’ultima settimana in bellezza, in un 2018 già ricco di diverse soddisfazioni. Michi, insisteva per un’alpinistica di due giorni ma alla fine abbiamo optato per una levataccia in zona Oropa. I giorni precedenti abbiamo un po’ discusso su questa cosa ma alla fine abbiamo trovato un giusto compromesso. Mi ha proposto una paio di ascensioni ma la decisione è stata il Mucrone, l’altra non la ricordo neppure.

Si tratta di una salita sul versante nord della montagna, con un paio di passaggi brevi su ghiaccio vivo, abbastanza verticali 70/75°, ma saliti senza problemi. Il passaggio era proteggibile su friends.

L’ambiente è selvaggio oltre a noi un’altra cordata su una via di misto, l’accesso alla parete è possibile tramite sentiero in salita, poi una volta raggiunto il rifugio, la camminata si fa pianeggiante fino a raggiungere un lago ghiacciato. Quel giorno c’era un silenzio assordante, un’aria diversa dal solito, la prima volta che scalavo da solo insieme a Michi con piccozza e ramponi nonostante ci conoscessimo da 4 anni, su una via per altro non banale. Mi ha dato carta bianca, per cui, la possibilità di scegliere la linea che volevo, ero da primo di cordata (non lo permetteva a tutti), la via originale che dovevamo salire era la Nord, ma ho optato per deviazione più diretta con passaggi un po più interessanti.

< di certo non saliamo per la parte ghiacciata >, < bhe si, certo > mi risponde, detto, fatto! era intrigante quel passaggio, quando ci ero sotto non potevo non provarlo!

La neve era marmorea, le piccozze entravano nella neve che era un piacere, un suono magnifico, una rapida successioni di passi: piccozza, piccozza, rampone, rampone. Sotto di me Michi che ogni tanto mi regalava un sorriso, < dai, che vai forte>! mi diceva. La sua approvazione mi faceva stare bene. Tra me e lui c’era una un impegno non scritto, lui a me avrebbe insegnato a migliorare su ghiaccio, e io a lui su roccia! Non mi importava chi fosse, non mi interessava che fosse Moro a dirmelo, a me bastava che me lo dicesse lui. Non dava giudizi positivi se non ne era convinto, e nella maggior parte dei casi cazziava tutti, spesso per argomentazioni abbastanza opinabili, ma era una sorta di Guru delle picche, o forse, semplicemente un fratello maggiore.

Di questa ascesa ricorderò il silenzio, l’ambiente e la compagnia di un amico sincero, un’amicizia che capita raramente nella vita. Dopo l’incidente e la morte di Stefania ci siamo avvicinati molto, mi è sempre stato vicino, non mi ha mai fatto sentire solo, e con la sua risata contagiosa metteva allegria a tutti. Quel suo modo di fare che ancora oggi mi accompagna nella vita di tutti i giorni.

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In vetta al Pizzo 3 signori

Una volta raggiunta la vetta, mi sentivo felice, ma allo stesso tempo un po’ strano, una sensazione che non saprei spiegare. Lassù, Michele, aveva portato il solito telo di vetta con scritto “Ciao Stefi”, < la vuoi una foto? > mi chiese, < no grazie, oggi non mi va >. Non so perché, ma quel giorno mi girava così. Dopo qualche selfie di vetta, acqua e un po di frutta, ci avviamo verso il ritorno. La discesa a differenza della salita la effettuiamo per la comoda via normale, anche se con brevi passaggi faccia-monte.

Quel giorno abbiamo incontrato un suo amico di vecchia data, conosciuto in Nepal, accompagnato dal suo fedele cagnone, ci ha offerto gentilmente anche la birra. Dal rifugio, abbiamo optato per la comoda funivia per raggiungere l’auto dove lasciamo il materiale di scalata. Non contenti, ci fermiamo per un’altra birra al bar del parcheggio della funivia, per “festeggiare” questa giornata stupenda e piena di allegria. Da quel momento tutta l’inquietudine era passata del tutto. Ci rimettiamo in viaggio verso Milano, con alcune canzoni di De Gregori, Vasco Rossi, la sua preferita “dillo alla luna” cantate come matti, forse, era l’alcool a fare quell’effetto, ma eravamo felici e allegri, certi, entrambi, che sarebbe stato solo l’inizio di tante altre avventure su neve.

Non fu questo l’ultimo giorno che lo vidi, dovevamo passare anche il capodanno insieme, al rifugio Santa Rita, in val Biandino, per poi raggiungere la vetta del Pizzo dei tre Signori. Fu così. Altri due giorni splendidi, in compagnia di Alessandro e Roberto. L’allegria a tavola la faceva da pardone, con un tipo da “sballo” al tavolo di fianco che ci faceva morire dal ridere, un po’ ubriaco, che cantava canzoni al limite del porno, vi lascio immaginare gli sguardi e il ribrezzo di alcune fanciulle presenti. Era capodanno, ci stava.

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Il primo gennaio, ci alziamo relativamente presto, la neve a nord era inconsistente e poco trasformata, si sprofondava fino alle ginocchia. La prima parte era davvero snervante, volevo tornare indietro, e la cima era oggettivamente a rischio. Man mano che camminavamo, il versante cambia, per fortuna valichiamo a sud. Il calore del giorno e il freddo della notte aveva reso quasi perfetta la neve presente, la salita si fa meno faticosa e molto più divertente. Arriviamo in vetta, rituale saluto a Stefi. Dopo qualche minuto arriva uno skyrunner completamente inesperto di alpinismo, salito dal rifugio Grassi per il caminetto. Ci confida la sua preoccupazione per la discesa, io, ma soprattutto Michi gli diamo una mano. La discesa è da effettuare con faccia a monte, quel tratto sarà stato un 45-50°, io e Alessandro vediamo Michele che bello tranquilla se la passeggia con faccia a valle. Tra me e me penso, è un po’ matto, sorrido. Poco dopo Michele segue la nostra modalità di discesa con faccia monte. Una volta superato quel primo pezzetto il percorso si fa sempre più pianeggiante, un caldo mostruoso mi invade, sudo, resto quasi in maglietta.

Arriviamo al rifugio Grassi, mangiamo qualcosa, e brindiamo con una birra  l’arrivo del nuovo anno. Rientriamo alla macchina con le luci frontali. Al parcheggio Michi, ci lascia un pensiero, a me, una foto con un quadretto che ci ritraeva in vetta alla Grignetta dopo aver scalato insieme la cresta Segantini. Da quel momento, solo messaggi, poi il vuoto.

Un ricordo, ciao Michi…

 

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