In cordata

In Cordata

Oggi parliamo di coraggio, partendo subito dal significato etimologico della parola. E non lo dico io, sebbene possa vantare una laurea in Lettere: lo dice l’enciclopedia Treccani.

Dunque:

/co·ràg·gio/

sostantivo maschile

  1. 1.

Forza d’animo connaturata, o confortata dall’altrui esempio, che permette di affrontare, dominare, subire situazioni scabrose, difficili, avvilenti, e anche la morte, senza rinunciare alla dimostrazione dei più nobili attributi della natura umana: un c. da leone; dar prova di c. di fronte a una disgrazia; andare con c. incontro alla morte; avere il c. di dire la verità.

  1. Avere il coraggio delle proprie azioni od opinioni, sostenerle e difenderle.
  2. Coraggio!, esortazione a non perdersi d’animo, a resistere, a perseverare.
  3. Coraggio civile, capacità di affrontare rischi, pericoli, o addirittura l’impopolarità, per il bene pubblico o per amore della verità e della giustizia.
  4. Il coraggio della disperazione, quello che insorge nell’animo di fronte a situazioni disperate, per le quali non sembri esistere alcuna via di uscita.
  5. Con valore appositivo e attributivo, a proposito di persone che mantengono una posizione di ferma e rigorosa opposizione, anche a proprio rischio individuale, nei confronti di eventi di forte impatto emotivo e di portata storica (guerra, droga, persecuzione, ecc.).

“prete c.”

  1. Madre coraggio, vedi madre.
  2. com.

Forza d’animo, risolutezza: dare, infondere c.; farsi c.; prendere il c. a due mani; il coraggio uno non se lo può dare (Manzoni).

  1. Perdersi di coraggio, vedi perdere.
  2. 2.

Sfacciataggine, impudenza.

“ha ancora il c. di parlare!”

  1. 3.

arcaico

Intelletto, mente, pensiero; talvolta anche cuore.

Origine

Dal provenz. coratge, lat. volg. *coratĭcum, der. del lat. tardo coratum, forma pop. di cor cordis ‘cuore’ •sec. XIII.

Ciò che già sapevo e che mi colpisce sempre è il legame con le parole cuore e corda – che derivano entrambe da “cor”. Non è deformazione alpinistica – o forse sì perché son sicura che anche voi leggendo queste righe avete pensato al legame che unisce queste tre parole, un legame non solo semantico ma che tutti noi climber ed alpinisti conosciamo bene! Tradotto in termini più spicci, in montagna si va con coraggio, molto spesso con la corda che genera quindi una cordata. Andare in cordata è essere legati per la vita (e non intendo con ciò solo il nodo all’imbrago all’altezza della vita). Una cordata è fatta di corda, cuore e coraggio. La famiglia stessa, una coppia e un’amicizia possono essere definite cordate. Ci si avventura in un percorso più o medio lungo, fatto di tanti step, di mete sogni e traguardi, ma anche di sconfitte e cadute. La corda-ta in questo caso fa da salvagente, che ti trattiene e ti aiuta a rialzarti e ad andare avanti. In progressione. Allo stesso ritmo.

Alpinisticamente è la sua rappresentazione migliore. Su scenari mozzafiato, la cordata procede su terreni sconosciuti per giungere alla vetta. Gli anni 30, 40 e 50 hanno visto cordate meravigliose salire le più belle cime dolomitiche e sul Bianco, sul Cervino, sulle grandi montagne fatte a misura di grandi uomini, per il loro coraggio appunto e soprattutto per i loro valori. La cordata – unita – prima di ogni cosa. Toni Kurz e Andy Hinterstoisser ce lo hanno insegnato, rimettendoci la vita. Bonatti ed Oggioni. Solo per citarne alcuni. Essere una cordata richiede scelte talvolta dolorose ed estreme, come è successo a Joe Simpson e Simon Yates. C’è in gioco la vita e la sincerità di chi si lega assieme a noi, uno per tutti e tutti per uno. Sceglietevi un compagno di cordata che sia degno, perché è per la vita.

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