Come nasce una passione

Ciascuno di noi ha un hobby o anche più di uno, cose a cui dedichiamo del tempo e che non ci pesa fare poiché fanno parte di noi, della nostra indole. Settori o attività in cui spendiamo volentieri le nostre energie, lavoretti che ci riescono bene. Einstein diceva “non ho doti particolari, sono solo appassionatamente curioso”. Come dargli torto?

La curiosità ti spinge a muoverti, a compiere passi in avanti, ti mette in moto l’animo ed è impossibile poi arrestarsi. Ci si sente vivi e soprattutto ci si sente al proprio posto, quando possiamo fare ciò che amiamo. E’la nostra natura, ognuno ha la sua che lo porta in direzioni diverse, a mete differenti, attraverso un cammino che è personale ma che è strettamente correlato alle persone ed eventi che incrociano la nostra vita e la cambiano, nel bene o nel male. Nulla avviene per caso.

Siamo nati per portare avanti dei sogni, dei progetti. Per qualcuno il sentiero da percorrere può essere più facile, più breve anche in termini di tempo, ma non dobbiamo rinunciare perché quel sogno è destinato solo a noi. Solamente io posso fare quella determinata cosa, perché ho le doti per farlo, sono nato per questo: per lasciare un segno nella mia storia e scrivere una nuova pagina che possa esser letta da tutti.

La montagna, con la fatica nel salire una vetta, ci allena a questo: ci insegna la determinazione, la perseveranza. Chi pratica alpinismo o anche più semplicemente uno sport di montagna, lo sa bene. In montagna ci si spoglia del superfluo e per raggiungere una meta, ci viene chiesto di andare oltre i nostri limiti, spostando il confine un po’più in là, uscendo dalla traccia segnata. Richiede di dedicarsi anima e corpo, di meditare su ogni passo, guardando avanti, puntando lontano. Lungo il tragitto si scoprono potenzialità che nemmeno pensavamo di avere, nascono nuovi interessi che, messi insieme, ci restituiscono un’immagine di noi completa, unica, vera.

Se penso a me, solo sei anni fa non avrei mai pensato di iniziare ad arrampicare. Vedevo l’arrampicata come uno sport-limite, oltre le mie capacità a causa di alcuni problemi di salute a seguito di un’operazione al cuore. Invece, quel giorno in cui stanca di guardare, decisi di provare, ne uscii rinata. Con una motivazione così forte che la sentivo sulla pelle. Da quel giorno – il 30 marzo 2014 – non mi sono più fermata. Ho imparato manovre, son diventata via via più precisa nei movimenti, son passata dalla falesia alle vie lunghe, dai ramponcini ai ramponi. Non sarà la mia disabilità a fermarmi, così come non lo è per molti altri atleti che ogni giorno si mettono alla prova in diversi sport, anche olimpici. Ci sono persone che sono esempi tangibili di come si possa e si debba andare avanti. Basti pensare ad Alex Zanardi, Bebe Vio, Giusy Versace, Andrea Lanfri. E uno stuolo di guerrieri di cui sappiamo meno ma che esistono e lottano.

C’è un film che mi ha sempre colpito e che è tratto da un libro di Erri De Luca: si intitola “il turno di notte lo fanno lo stelle” e narra di due persone che si incontrano in ospedale per un intervento al cuore. Per darsi forza, decidono di ritrovarsi in montagna, per scalare una via lunga, appena rimessi in sesto. Nel film e nei contenuti si parla anche di donazione, non solo degli organi ma anche del midollo. Va da sé che in questa storia che viene narrata, io mi ci immedesimi dall’inizio alla fine. Non ho subito un trapianto, ma il mio cuore non funziona più come prima. Eppure come i protagonisti, ho avvertito lo stesso bisogno di rimettermi in moto, di pormi un obiettivo e raggiungerlo, di fare una cosa per me, per dimostrare a me stessa che semplicemente posso, se voglio. Sono sempre stata appassionata di montagna, e forse ancora di più di “spazi aperti” se così si può dire. Spazi che mi permettono di respirare anche con lo sguardo. Salire in alto, con le mie gambe, per ammirare orizzonti sempre più ampi. Registrarli con gli occhi per ricavarne ricordi da visualizzare quando ne avessi bisogno o semplicemente piacere. Dall’amore per la montagna e la sua essenzialità, dal suo chiederti di metterti in gioco all’alpinismo, è questione di poco. Così come è cresciuta la mia gratitudine, di fronte ad un cielo che si accende di rosso la sera, alle vette imbiancate che si tingono di rosa, all’azzurro limpido delle giornate di sole, alle stelle che bucano occhi e cielo, allo scorrere dei torrenti, al profumo del bosco.

Son diventata alpinista per godere di tutto questo. Era nella mia indole, se non già nel mio nome- Silvia – che significa abitante dei boschi. Fin che avrò fiato per andare, percorrerò sentieri e vie. E’ un regalo grande quello che ci fa la montagna. Certo, si può dire lo stesso del mare, di un lago, di un fiume. Ma la montagna ha di diverso il fatto che per accedervi bisogna salire, lo dice la parola stessa. E per salire bisogna essere leggeri e portare con sé solo la parte di noi che più ci appartiene e che ci rappresenta. Al cospetto delle cime più alte non c’è spazio per la vanità o il superfluo. La montagna – se ci accostiamo a lei con onestà – non può che tirare fuori il meglio di noi.

Io amo scrivere, leggere, fotografare e camminare. Amo anche scalare così come mi piace nuotare. Delle prime quattro cose ne ho fatto un modo per portare la montagna a chi non può raggiungerla, attraverso un progetto di solidarietà per un’Associazione di Padova – la Progetto Gulliver Onlus -con cui realizziamo dei calendari fotografici, da sfogliare e da leggere, appunto. Con questi calendari, che stampiamo in numerose copie, aiutiamo a nostra volta altre associazioni e progetti, mettendo i riferimenti utili (indirizzi, siti web, ecc) per far sì che altre persone a loro volta, le sostengano. E’ un modo di tendere la mano. Da alcuni anni stiamo aiutando l’alpinista Tarcisio Bellò, a raccogliere fondi per la costruzione di un centro alpinistico in Pakistan – il Cristina Castagna Climbing Center – che aiuterà la popolazione locale. Vi parlo di questo perché sono i progetti che seguo da vicino, ma vi invito a sostenere come potete tutte quelle persone che impiegano il loro tempo in cause umanitarie, sociali, eco sostenibili che partono da valori quali la solidarietà ed il rispetto per l’ambiente, in ogni sua sfaccettatura.

Vi invito perciò a fare della vostra passione un dono, perché come dice Erri De Luca, bisogna mandare all’aria le partite doppie del dare e avere, per ritornare ad una economia del dono, del libero scambio. Da uomo a uomo e dall’uomo alla natura.

Ps. se volete condividere con noi i vostri progetti di solidarietà, saremo ben lieti di darvi lo spazio che meritano!

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