Anche la montagna riposa

In questi ultimi mesi e settimane, è tutto un susseguirsi di notizie sulla situzione in Italia e nel mondo; notizie buone, di solidarietà che nasce e porta frutto e notizie dal carico pesante, che gettano nello sconforto e nella preoccupazione. Siamo impreparati, c’è poco da dire. Ma dobbiamo essere responsabili, per il bene di tutti. Non comportiamoci sempre “all’italiana” facendo i furbetti. Un virus, come del resto le guerre o le carestie, non guarda in faccia a nessuno. Non ti chiede quanti anni hai. Non chiede il permesso di entrare. Ti coglie quando meno te lo aspetti, attacca persone a te care, amici, parenti. Come tante altre malattie o incidenti improvvisi. Non ti chiede se sei una brava persona con sani principi morali. Non ti risparmia perché sei buono. È la scacchiera della vita e noi siamo le pedine. Siamo tutti legati. Una nostra mossa condiziona l’avanzare o l’arrestarsi dell’altro. Ma se sapremo giocare bene, lealmente, senza barare, allora nessuno finirà con le spalle al muro. Niente scacco matto!

Siamo sempre impreparati di fronte alla vita, lo siamo anche di fronte alla sua bellezza per la quale troppo poco sappiamo ringraziare. E siamo fragili. E talvolta arroganti. Ci sentiamo superiori poiché dotati di intelletto e nel frattempo perdiamo giorno dopo giorno il contatto con la natura, con noi stessi. Con ciò che conta davvero.

Questa epidemia ci sta insegnando a rallentare, a fare piazza pulita di ciò che ci riempiva le giornate, svuotandoci dentro. Ci invita a disfare i bagagli, per riprogrammare il nostro viaggio qui sul pianeta Terra.

È un messaggio chiaro: riappropriarci del nostro tempo, senza fretta. Sedersi a tavola ed ascoltare gli altri, fare qualcosa per gli altri che sia un gesto di aiuto, o lanciare un segnale di speranza. Presto torneremo a correre, le sveglie sul comodino continueranno a suonare, si tornerà a lavoro ed alla normalità. E sono sicura che ci mancherà questo tempo sospeso, in cui le giornate non sono scandite dal timbrare il cartellino e da notti brave. Non si vedrà più il senso di accalcarsi fuori dai negozi per il black friday o per la spesa prima del cenone di Capodanno. Sarà una Pasqua vera, in un certo senso. Dettata dall’essenziale. Mi auguro veramente che da tutto questo l’uomo e la società, sapranno trarre una grande lezione.

Abbandonare ciò che è superfluo.

Chi va in montagna da tempo, lo sa già fare. Non puoi partire per affrontare una via od un canale ghiacciato se non sei preparato. Lungo la salita sai che ti verrà richiesta fatica, sacrificio, umiltà e responsabilità. Il tuo zaino deve esser leggero, il tuo cuore libero da ogni pensiero superfluo. Sai che dovrai misurare i passi, parole, fiato ed energie. In montagna non si va per fare casino. La montagna non ha bisogno di noi, dei rifugi alberghi a cinque stelle, delle Spa in quota, di migliaia di impianti di risalita. La montagna non è la città. Va rispettata ancora di più. L’alpinismo non è accalcarsi davanti alle casse del comprensorio sciistico. Né giungere al rifugio con seggiovie e funivie, solo per mangiare e tornare a valle. La neve si sporca anche in montagna.

Eppure continua a scendere sulle valli con il suo candore immutato.

Facciamo finta che questo virus sia una nevicata speciale, più lunga del solito, che ha portato due metri di neve davanti l’uscio di casa. Tornerà la primavera e l’estate, ma bisogna saper attendere.

FOTO COPERTINA:
Maurizio Pascoli

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