Una vetta è per sempre! Traguardi e progetti di Andrea Lanfri

Vi presentiamo la storia di Andrea Lanfri, alpinista, scrittore, atleta paralimpico, il primo uomo a scalare un 7.000 nonostante le protesi agli arti inferiori. Insomma, un grande uomo, un esempio di come con costanza e decisione si possano raggiungere risultati incredibili, che anche normalmente non sono scontati. La montagna ti forgia dentro, ma nulla sarebbe senza il coraggio di andare avanti e di scegliere di andare incontro agli ostacoli che la vita ti pone davanti e superarli, uno ad uno! In parte ho dovuto lottare contro gli stessi ostacoli e so quanta energia ci voglia per rialzarsi. E’ uno sforzo enorme, ma per dirla con le parole di Lanfri: la fatica è temporanea, la soddisfazione è per sempre! Perciò lasciamo che sia lui a raccontarsi, certi che chi leggerà le sue parole, farà il pieno di positività!

“Mi chiamo Andrea Lanfri, sono nato a Lucca il 26/11/1986. Fin da piccolo sono sempre stato vivace e pieno di interessi: la scuola, la montagna, lo sport.

Nel 2015, ho avuto un piccolo intoppo, così mi piace definirlo… meningite fulminante con sepsi meningococcica che mi ha portato via entrambe le gambe, e sette dita delle mani.

Falesia di Monte Serra, Buti (PI) – settore Obi Wan Kinobi

Prima di questa data ero un grande appassionato di montagna, mi piaceva di tutto: dal trekking all’arrampicata, all’alpinismo. Mentre ero in ospedale, a scalare la vetta più difficile che si possa trovare, ero fortemente convinto che un giorno sarei tornato a fare le stesse cose di prima. E’ stato un periodo molto lungo e doloroso e dopo il risveglio dal coma, e in seguito alle varie amputazioni, dentro di me si è accesa una grande voglia di correre, una voglia senza ragione né logica, ma solamente di istinto, una sfida personale contro il “destino”, contro il batterio che voleva fermarmi. Per fare al batterio un dispetto più grande di quello che lui aveva fatto a me, un giorno pensai: “non ho le gambe? allora corro!” e iniziai il mio percorso nell’atletica. La mia passione numero uno però non era stata sostituita, né tanto meno eliminata, era solo questione di tempo. Provai subito a tornare ad arrampicare ma fu un fallimento, i lunghi mesi in ospedale mi avevano fortemente segnato, quindi il tutto fu momentaneamente sospeso, ma non abbandonato.

lungo la salita alla Putha Hiunchuli

La mia carriera sportiva e la mia nuova vita da atleta iniziarono solo grazie a una raccolta fondi. Era il novembre 2015 quando veramente moltissime persone sono intervenute da tutta Italia per aiutarmi a coronare il sogno di diventare un corridore. Grazie a loro ho potuto iniziare ad allenarmi e anche grazie a loro sono riuscito ad entrare a far parte della nazionale italiana di atletica leggera paralimpica, conquistando record, medaglie Europee e un argento mondiale a Londra, oltre a raggiungere tanti altri traguardi importantissimi! Io ho messo fatica e sudore, e loro, ognuno di loro, con un piccolo contributo mi hanno regalato la possibilità di provarci.

da C1 a C2, Putha Hiunchuli

Ma come dice il proverbio, “la fame viene mangiando”! Ho spostato il mio limite sempre più in alto, migliorando sempre di più. E sono tornate anche le giornate in montagna con i miei amici, la mia famiglia, la mia ragazza.

Il mio obiettivo è sempre stato quello di tornare a fare le stesse cose di prima, in un certo senso, ora posso dire che non sarà più lo stesso perché non faccio le stesse cose di prima, ma molte, molte di più. Non mi riferisco solo a imprese sportive o alpinistiche, ma una buona fetta delle mie soddisfazioni arriva dal trasmettere ad altre persone la stessa energia positiva che mi ha permesso di essere la persona che sono oggi. E’ una cosa che mi viene naturale e sapere che sono stato di aiuto a persone che hanno incontrato un ‘intoppo’ simile al mio, riesce sempre a darmi ulteriore motivazione ed energia! Così, quando mi alleno per una nuova sfida condivido sempre la mia esperienza per motivare le persone a superare le difficoltà della vita, piccole o grandi che siano, per dimostrare che i limiti in realtà non sempre sono reali.

Il 2019, dopo le la Cima Grande di Lavaredo del 2018, è stato un anno ricco di conquiste e grandi obbiettivi: come i 6300 metri del Vulcano Chimborazo in Ecuador a gennaio, il progetto “From Summit to the Ocean” (scalata del Monte Rosa e cammino di Santiago in bicicletta nel giro di poco meno di due settimane) e “Face to Face with Everest – Attacco al Nepal”, in aereo in direzione Kathmandu per la scalata della Punta Hiunchuli, altezza 7246 metri. Un mese di avventura, con lo sguardo sempre ben fissato verso il progetto “Everest 2020”, posticipato a causa della pandemia tuttora in corso, ma non per questo abbandonato. Per trenta giorni ho vissuto esclusivamente in tenda, affrontando temperature minime tra i -10 gradi e i -30 gradi. 

Nessun italiano con pluri-amputazioni ha mai tentato una scalata sopra i 7000 metri, sono stato il primo a raggiungere questo obiettivo. Anche per me era un territorio inesplorato, un test di grandissimo valore in vista dell’Everest. 

Dopo mesi e mesi di allenamento, tra palestra, chilometri di salita macinati in bicicletta e diverse escursioni con scalate in tutta Italia, questa sfida in Nepal è stato un vero e proprio esame di laurea, per capire se realmente posso riuscire ad andare oltre quella quota. Avevo una voglia matta di piantare una nuova bandiera oltre i 7000 metri di altezza e prendermi l’ennesima rivincita sulla meningite. E non vedevo l’ora di partire per la vetta! Ma il clima, in quei giorni non era d’accordo.. Quello era il momento di resistere, il momento dell’attesa, quello più difficile, ma anche quello più mistico e intenso. Le ore che ci separavano dalla probabile vetta erano pochissime, ore potenti, dove anche i sogni più irrealizzabili erano ad un passo dal possibile. 

Ora che non ho più le mie gambe penso sempre in grande! Il batterio voleva togliermi la  passione e l’amore per la montagna ma è solamente risuscito a renderla ancora più forte e intensa. Una lunga lista di nuove conquiste mi attende, sempre più in alto!”

Libro: Voglio correre più veloce della meningite, autore Andrea Lanfri, ed. Porto Seguro.

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