Val di Mello: ambiente e disabilità

La val di Mello, l’ho scoperta moltissimi anni fa, quando ancora non la conoscevo dal punto di vista naturalistico e alpinistico. Quando ho iniziato ad arrampicare, il primo approccio alla valle è stato al famoso Sasso Remenno, un grandissimo masso sul quale salgono linee di diversa difficoltà, ma oltre a questo ci sono tanti altri massi più piccoli dove fare bouldering e grandi pareti che hanno scritto la storia dell’alpinismo, insomma, un luogo sacro per i falesisti, boulderisti ed alpinisti.

Personalmente riconosco a quel luogo per la sua immane bellezza paesaggistica: quando abitavo a Monza mi capitava spesso di prendere la mia tenda e di passare qualche giorno da solo in mezzo alla natura, nella deliziosa ospitalità del campeggio poco dopo il Remenno.


Torniamo all’ambiente.


Per moltissimi anni, la valle è stata preservata dal punto di vista naturalistico ed ambientale, in quanto era visitata per lo più da coloro che avevano la fortuna di avere una seconda casa oppure da coloro che trascorrevano un giorno o diversi giorni ad arrampicare sulle stupende pareti granitiche.
Già da diversi anni la situazione però è cambiata, il turismo è diventato di massa. Più turismo, più soldi, più investimenti, più distruzione!

Ad oggi sono partiti i lavori per dare accesso alla valle alle persone con disabilità motoria, un intervento con motivazioni alquanto nobili, ma che comporta un impatto ambientale che va ponderato, al fine di non incappare nella stessa logica per cui, a fronte di un profitto economico, bisognerebbe portare su ogni vetta chiunque non sia in grado, anche i perfettamente abili. Ancora non è chiaro quanto ed in che modo verrà snaturata la valle. Se rimane accessibile solo a piedi ed alle persone in carrozzina, ben venga; se diventa una “scusa” per renderla una carrozzabile, anche no e le istituzioni lo devono capire.

E’ giusto e doveroso che anche le persone diversamente abili possano raggiungere luoghi di rara bellezza, che altrimenti resterebbero preclusi ma ciò non deve essere assunto come baluardo dietro cui si celano altri fini. C’è già fin troppa cementificazione e la natura non ha bisogno di questo. Una volta che il danno è fatto, non si può porvi rimedio. E forse varrebbe la pena mettere in campo altre idee, quali fornire a noleggio delle carrozzine adattate a percorrere sterrati. Costa meno e darebbe modo anche di creare lavoro per persone e giovani della valle, oltre che occasione per unire e far collaborare associazioni di volontariato e montagnaterapia.

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