Alpinismo Patrimonio Umanità

il 12 dicembre l’Unesco ha ufficializzato l’inserimento dell’alpinismo nella lista dei beni immateriali dell’umanità, considerata come arte dello scalare le montagne grazie alle capacità fisiche e intellettuali. Un riconoscimento importante di questa attività nonostante tutto ancora poco conosciuta, se non tramite tragici epiloghi di forti alpinisti oppure di appassionati non professionisti.

Questo fantastico risultato è partito circa 9 anni fa quando Italia, Francia e Svizzera hanno promosso congiuntamente questa candidatura. Numerose le felicitazioni di questo importante traguardo, tra cui anche il Club Alpino Italiano.

In tutto questo sono state alzate delle critiche, o meglio, delle puntualizzazioni in merito al tipo di alpinismo da parte di Reinhold Messner. Come dargli torto, sarebbe un tremendo errore confondere l’alpinismo con il turismo, il cosiddetto alpinismo commerciale e con la classica arrampicata sportiva. Entrambi non hanno un valore minore, ma sono un’altra cosa. Per chi conosce la storia dell’alpinismo, dell’esplorazione delle cime inviolate, riesce a comprendere quanta bellezza e valore c’è in questa strepitosa attività che ha portato tante persone a vedere luoghi così inospitali come le vette himalayane dove oltre la linea della morte si muore davvero lentamente. Lì non si sopravvive a lungo. Se pensiamo che Paccard e Balmat hanno scalato la prima volta la cima del Monte Bianco nel lontano 8 agosto 1786, saliti per capire cosa fosse la vetta del monte bianco, magari solo per un sogno, con attrezzatura elementare, ci renderemmo davvero conto di quanto nobile sia l’alpinismo.
C’è qualcosa di meraviglioso in tutto questo! Una meraviglia che deve essere assolutamente riconosciuta. Un’attività che ha fatto gioire migliaia di persone, che ha permesso di realizzare i loro sogni, di rischiare la loro vita, di mettere in gioco tutto, se l’alpinismo non regalasse tanta bellezza e tanta gioia chi davvero lo praticherebbe? Chi davvero donerebbe la propria vita, i propri anni a tutto questo. E’ un momento davvero storico, un riconoscimento di cui tutti dobbiamo essere fieri, per dimostrare agli altri che quello che facciamo ha tanto valore, molto più di quanto possano pensare i “non addetti ai lavori”

Ora però chiedo con fermezza e decisione, che il CAI ora, si faccia davvero carico di questa grande responsabilità di educare, formare i futuri alpinisti sul rispetto della montagna stessa e sulla vita delle persone, mi riferisco alla sicurezza, per cercare di ridurre il più possibile incidenti molto spesso fatali dovuti all’imprudenza, all’overconfidence e alla mancanza della conoscenza dei terreni che soprattutto in inverno sono luogo di morte.

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